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ARCHIVIO DOCUMENTARIO

L’epistolario Licini-Catalini, acquisito nel 2007 dal Centro Studi “Osvaldo Licini” di Monte Vidon Corrado dagli eredi di Felice Catalini, è, come tutte le raccolte di lettere liciniane, composto solo da scritti “in uscita”, non essendo rimasta traccia della posta arrivata all’artista, che aveva la consuetudine di disfarsene.
È una raccolta di ventuno lettere e cinquantasette cartoline che coprono un arco di tempo di trentasei anni, dal 1922 al 1958. Tutte inviate ai componenti della famiglia Catalini, sono così ripartite: dodici lettere e trentotto cartoline a Felice, sei lettere e nove cartoline ad Ermenegildo, una lettera ed una cartolina ad Agata – moglie di Felice - , una lettera a Filippo – figlio di Felice - , una lettera e sette cartoline alle sorelle dei Catalini Rita e Bianca, una cartolina alla sola Rita ed una alla famiglia Catalini di Grottazzolina.
Felice (chiamato da Osvaldo con il diminutivo dialettale Felicì, o addirittura Cicì o Francesco) ed Ermenegildo (per il quale Osvaldo usa o la forma contratta Gildo o, spesso, Checco) Catalini erano rispettivamente del 1893 e del 1895, quasi coetanei di Licini, appartenevano ad una numerosa famiglia di otto figli, cresciuti dalla madre Rosa Andrenacci, rimasta prematuramente vedova; dopo l’esperienza del seminario, dettata dalla situazione familiare, i fratelli avevano frequentato il Liceo di Fermo e poi Felice si era laureato in giurisprudenza ad Urbino divenendo prima avvocato e quindi notaio, Ermenegildo invece aveva conseguito nel ’20 la laurea in Lettere a Roma e in seguito, nel 1929, una laurea in Legge nell’ateneo napoletano, scegliendo di fare il professore di Liceo.
Quando nel 1922 i fratelli Catalini e Osvaldo Licini si conoscono, sono accomunati da esperienze esistenziali simili: reduci di guerra e freschi di laurea.
L’analisi della corrispondenza, gli argomenti affrontati, il prevalere di un certo registro linguistico, consentono non solo di conoscere aspetti della biografia dell’artista, della sua personalità, dei suoi interessi culturali, dei suoi viaggi, offrendo una chiave di lettura storica dei dipinti, soprattutto di quelli del periodo figurativo, ma anche di tratteggiare, come in uno specchio, le immagini dei destinatari delle lettere, e di entrare e individuare i caratteri del rapporto amicale intercorso tra Licini e i due fratelli.